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Politica di approvvigionamento e trading

Analisi dei business

Scenario macroeconomico

Il 2012 si presenta come un anno difficile sia per il commercio mondiale, in contrazione rispetto ai due anni precedenti, sia per la crescita globale, sulla quale pesano ancora le incertezze legate all'instabile quadro economico americano e alla recessione in atto nella zona euro.

In quest'ultima area, a fronte di un modesto tasso di crescita della Germania, la Grecia appare ancora in grande difficoltà, la Spagna è alle prese con forti problemi di disoccupazione e l'Italia si conferma in recessione nonostante le esportazioni continuino a tirare, in special modo nei Paesi extra-Ue.

La concomitanza dei processi di aggiustamento dei conti pubblici in diversi Paesi europei aggrava la situazione di crisi dell'Area euro: nel mercato del lavoro la disoccupazione ha raggiunto livelli elevati e appare destinata a crescere ancora a causa della contrazione dell'attività economica; la domanda di famiglie e imprese si contrae, rispecchiando una discesa storica della fiducia di consumatori e imprese.

A tutto ciò si aggiunge una diminuzione della domanda estera e degli scambi tra gli stessi Paesi Ue e, come in un circolo vizioso, il crollo delle importazioni dell'area euro si ripercuote negativamente sul commercio globale.

Sul fronte del mercato finanziario le decisioni della Banca Centrale Europea hanno tamponato gli attacchi speculativi, ma certamente non sono state così efficaci da riuscire a rimuovere i problemi.

Quanto all'Italia, il 2012 si chiude negativamente: il PIL si contrae trascinato verso il basso da una diminuzione della domanda interna, già storicamente debole, e degli investimenti. Sui consumi interni delle famiglie pesa soprattutto la riduzione del reddito, dovuta ad una maggiore pressione fiscale e alla perdita del lavoro: sembra infatti non arrestarsi l'innalzamento del tasso di disoccupazione.

A tutto ciò si aggiunge una ulteriore stretta creditizia non più legata ad una difficoltà di raccolta delle banche, ma ad un aggravamento delle condizioni e degli oneri di concessione dei prestiti motivate dalle banche con le previsioni negative sull'economia.

Il governo tecnico in carica nel Paese dal novembre 2011 è riuscito a contenere lo spread tra titoli italiani e bund tedeschi il cui innalzamento, per un Paese come l'Italia con un debito pubblico che ad ottobre ha sfondato quota 2.000 miliardi, significa un aggravamento delle già troppo onerose spese per interessi sul debito; ciò è stato, tuttavia, ottenuto con manovre di austerità che hanno, come già sottolineato, depresso la domanda interna.

Il tasso di cambio euro/dollaro ha registrato nel 2012 un valore medio annuo di 1,287 USD per euro, in diminuzione del 7,5% rispetto alla media annuale del 2011, pari a 1,392 USD per euro.

Sul fronte del mercato petrolifero i prezzi, nel corso del 2012, hanno evidenziato un crescita nel primo trimestre dell'anno sino al raggiungimento del valore massimo pari a 124,5 dollari al barile a cui è seguito un trimestre con variazioni negative prima della nuova salita nel terzo trimestre e della stabilità dell'ultima parte dell'anno.

 

 

Rispetto al 2011 il prezzo del petrolio ha in ogni caso registrato un incremento dello 0,3% a livello annuo, portandosi su una media di 111,58 dollari al barile, la più elevata mai registrata in termini nominali. Anche nel 2008, a fronte dei massimi storici i quasi 150 dollari al barile, la media annua era infatti rimasta sotto quota 100 dollari al barile.

Nel 2012 il prezzo del petrolio in valuta europea ha registrato un incremento del 9,3% rispetto al 2011 portandosi a una media di 86,70 euro per barile, con un incremento superiore rispetto a quello in dollari a causa del deprezzamento dell'euro sul dollaro, superando in più mesi la soglia dei 90 euro per barile e, fatta eccezione per il mese di giugno, rimanendo sempre al di sopra dei livelli dell'anno precedente.

 
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