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Quadro regolatorio

Hera

Normativa di riferimento

La cornice normativa all'interno della quale il Gruppo HERA ha operato nel corso del 2012, è stata caratterizzata da una parziale riforma dei servizi pubblici locali e da importanti prescrizioni sul fronte energetico. All'evoluzione del corpo normativo di riferimento per le attività del Gruppo HERA hanno concorso in tal senso sia le istituzioni nazionali che quelle locali.

In materia di servizi pubblici locali si rileva in primo luogo che, con la sentenza 199 del 20 luglio 2012, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 4 del DL n. 138/2011 in quanto riproponeva lo stesso contenuto dell'articolo 23-bis, già abrogato dal referendum del giugno del 2011.
Tra le disposizioni più rilevanti, l'articolo 4 ostacolava l'affidamento diretto dei servizi pubblici da parte degli enti locali e prospettava diverse scadenze in base all'assetto societario delle affidatarie (società in house, mista pubblica-privata, quotata). Pertanto, la dichiarata incostituzionalità dell'articolo in questione ha comportato la prosecuzione degli affidamenti in essere fino alla loro naturale scadenza.
Con riferimento all'affidamento in house, si segnala che con il decreto sulla "spending review" - DL 95 /2012 convertito con la legge 135/2012 - il Governo ha riprodotto il divieto di procedere all'affidamento diretto alle società di servizi con capitale interamente pubblico di importo superiore alla soglia di 200.000 euro. Dal momento che tale norma è stata adottata in data precedente rispetto alla pronuncia della Corte Costituzionale e che è stata confermata in sede di conversione del decreto legge, avvenuta successivamente alla pronuncia della Corte, è evidente che la volontà del legislatore è quella di minimizzare il ricorso all'affidamento diretto.

Per quanto concerne i servizi pubblici locali a rilevanza economica, l'articolo 34 del DL 179/2012 c.d. "sviluppo 2" ha sancito l'obbligo per l'ente affidante di pubblicare sul proprio sito internet una relazione che spieghi, per la forma di affidamento prescelta, le ragioni e la sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento comunitario e i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando anche le compensazioni economiche ove previste. Lo stesso decreto, inoltre, attribuisce agli enti di governo degli ambiti territoriali ottimali numerose funzioni, tra le quali la scelta della forma di gestione e il relativo affidamento e controllo.
Infine si segnala che il DL 174/2012 ha riordinato i controlli contabili negli enti territoriali, implementando numerose innovazioni di carattere pratico. Il regolamento dovrà prevedere un idoneo sistema informativo finalizzato a rilevare i rapporti finanziari tra l'ente proprietario e la società affidataria, la situazione contabile, gestionale e organizzativa della società, i contratti di servizio, la qualità dei servizi e il rispetto delle norme di legge sui vincoli di finanza pubblica. Inoltre, il decreto ha previsto che i risultati complessivi della gestione dell'ente locale e delle aziende partecipate vengano rilevati mediate il Bilancio Consolidato.

Nel corso del 2012, il contesto normativo nell'ambito più specifico dei servizi idrici e ambientali è stato caratterizzato da una riorganizzazione della governance dei servizi pubblici e dalla razionalizzazione delle spese ad essi collegate.
È noto che la legge 214/2011 ha disposto il trasferimento all'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas delle funzioni di regolazione e controllo del servizio idrico integrato. Il 3 ottobre 2012, in attuazione della suddetta legge, è stato pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che ha individuato, all'articolo 3, le singole mansioni trasferite in capo all'Autorità, in base alle quali quest'ultima potrà definire gli obiettivi della qualità del servizio, predisporre e rivedere periodicamente il metodo tariffario e formulare proposte per la revisione della normativa vigente.

A livello regionale, con la LR 23/2011 la regione Emilia-Romagna ha adempiuto alle prescrizioni della legge 191/2009 prevedendo l'individuazione di un unico ambito territoriale ottimale comprendente l'intero territorio regionale e riattribuendo le funzioni delle vecchie Agenzie provinciali ad un nuovo organismo pubblico dotato di autonomia amministrativa, contabile e tecnica: l'Agenzia Territoriale dell'Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti (ATERSIR). In una seconda fase, come stabilito dal DPCM del 25 marzo 2011, al 31 dicembre 2011 si è assistito alla definitiva soppressione delle Autorità d'Ambito Territoriali. Per l'intero corso del 2012, quindi, l'interlocutore istituzionale di riferimento, nelle materie competenza, è stata l'ATERSIR.
Sul fronte ambientale la novità normativa di maggior interesse riguarda la riforma del tributo comunale sui rifiuti (TARES), disciplinato, inizialmente, dall'art. 14 del DL 201/2011. La legge di Stabilità 2012 (legge 228/12) ha apportato alcune modifiche al testo originario, la più consistente delle quali prevede una maggiorazione del tributo, dato che il gettito della TARES dovrà coprire integralmente non solo i costi di raccolta e smaltimento dei rifiuti ma anche quelli dei servizi comunali indivisibili (come illuminazione pubblica e manutenzione stradale). La riscossione del tributo è affidata, fino al 31 dicembre 2013, ai soggetti che, alla data del 31 dicembre 2012, svolgevano il servizio di gestione dei rifiuti. Le tempistiche per il versamento del tributo sono attualmente oggetto di dibattito parlamentare: il DL del 14/01/2013 ha differito da gennaio a luglio la scadenza della prima rata del tributo, ma si è in attesa di un decreto legge del Ministero dell'Ambiente che riformuli la calendarizzazione del versamento del tributo in modo da attenuare gli effetti negativi della proroga su utenti e gestori.
Si segnala infine che dal luglio del 2012 la Regione Emilia-Romagna ha condiviso le linee guida per l'elaborazione del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) che dovrà perseguire sfidanti obiettivi di Raccolta Differenziata, recupero di materia e sviluppo di nuove strategie di smaltimento. Il documento di indirizzi, pubblicato a luglio, ha trovato seguito in una serie di incontri e dibattiti tra gli enti locali, i gestori e le associazioni di categoria: la diffusione della prima bozza del PRGR era attesa per la fine del 2012 ma, al momento attuale, non è stata ancora pubblicata.

Per quanto riguarda il settore energetico, le principali novità normative dell'anno sono state introdotte dal DL 1/12 (cd. "Cresci Italia"). La novità di maggior impatto per il Gruppo HERA ha riguardato la revisione della formula per la determinazione delle condizioni economiche di fornitura di gas ai clienti in tutela. In particolare il decreto ha previsto, già a decorrere dal secondo trimestre 2012, che l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas introduca, nella formula di aggiornamento dei corrispettivi variabili a copertura dei costi di approvvigionamento, un riferimento per una quota gradualmente crescente dei prezzi del gas rilevati sui mercati. Nell'attesa che il mercato italiano del gas raggiunga un grado di liquidità adeguato, i mercati di riferimento sono stati assunti in quelli europei.
Sempre il decreto "Cresci Italia" ha previsto che la capacità di stoccaggio resa disponibile a valle della rideterminazione dei volumi di stoccaggio strategico e delle nuove modalità di calcolo degli obblighi di modulazione, fosse assegnata per l'offerta alle imprese industriali di servizi integrati di trasporto e rigassificazione. La riforma dello stoccaggio è proseguita nel corso del 2013 con il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico (MSE) del 15 febbraio 2013, che ha rivoluzionato i criteri di allocazione dello stoccaggio di gas. In base a detto decreto, una parte dei volumi destinati al servizio di modulazione, pari a 2,5 miliardi di mc, sarà assegnato tramite asta. Sempre tramite asta sarà assegnata una quantità di 1,7 miliardi di mc destinata a qualunque soggetto ne faccia richiesta, anche se non fornitore di clienti civili.
Con il Decreto del MSE del 15 marzo 2012 sono stati inoltre definiti gli obiettivi regionali in materia di sviluppo delle fonti rinnovabili, in attuazione degli obiettivi del Piano di Azione Nazionale (PAN), elaborato dal MSE per recepire a sua vota le indicazioni dell'obiettivo 20-20-20 approvato dalla Commissione Europea.

Tale decreto, c.d. "Burden sharing", parte dai valori obiettivo nazionali al 2020 stabiliti per i consumi da fonti rinnovabili, suddivisi fra energia elettrica ed energia termica, e li ripartisce fra le regione italiane basandosi sui livelli di partenza delle singole regioni e sul potenziale di sviluppo stimato in base ai vincoli geografici, di sostenibilità ambientale e di disponibilità di risorse. Per la Regione Emilia-Romagna i livelli obiettivo sono pari a 400 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio) per le rinnovabili elettriche e 828 ktep per le rinnovabili termiche. È degno di nota il fatto che gli obiettivi del Burden Sharing siano sensibilmente diversi rispetto a quelli del Piano Energetico Regionale dell'Emilia-Romagna, indicando un valore assoluto inferiore (quasi la metà) e ripartendo gli obiettivi fra energia elettrica e termica in maniera opposta (con il PER maggiormente focalizzato sull'EE e il Burden Sharing sull'ET). Il 2012 è stato un anno rilevante anche per quanto riguarda l'aggiornamento della normativa sull'incentivazione alle fonti di energia rinnovabile. La riorganizzazione dei meccanismi di incentivazione ha avuto inizio nel 2011 con il DL 28/2011 che ha poi trovato attuazione, durante il 2012, attraverso alcuni Decreti Ministeriali, volti a instradare il Paese verso il raggiungimento degli obiettivi nazionali assegnati dalla Comunità Europea. I meccanismi posti in essere sono finalizzati sia ad incentivare la produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, sia a ridurre il consumo finale lordo di energia mediante l'incentivazione di interventi di efficienza energetica. I provvedimenti più significativi, emanati nel 2012, sono i decreti del 5 e del 6 luglio che disciplinano l'incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici (c.d. "quinto conto energia") e da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici. Si segnalano anche i due Decreti pubblicati il 28 dicembre 2012, il primo dei quali norma l'incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili ed interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni, e il secondo determina gli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico che devono essere perseguiti dalle imprese di distribuzione dell'energia elettrica e gas per il triennio 2013-2016 e per il potenziamento del meccanismo dei certificati bianchi. Tali decreti attuativi hanno poi iniziato ad avere seguito mediante provvedimenti da parte degli enti istituzionali preposti (in primis il Gestore del Servizio Elettrico e l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas), volti a disciplinare specifiche regole tecniche e applicative.
Sempre sul fronte energetico si rileva che, nel settembre 2012, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato un documento di consultazione pubblica per avviare un confronto sui contenuti della futura Strategia Energetica Nazionale (SEN). Nella bozza diffusa dal MSE sono individuati gli obiettivi generali e le relative priorità d'azione. Tale documento programmatico, che fornisce le linee guida per le prossime politiche energetiche a livello nazionale, punta al raggiungimento degli obiettivi ambientali di decarbonizzazione, a una diminuzione del costi dell'energia e all'indipendenza di approvvigionamento energetico. Tra le priorità d'azione, la SEN individua la promozione degli interventi di efficienza energetica, lo sviluppo dell'Italia come Hub del gas, la ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti e la modernizzazione dei sistemi di governance nazionale e locale. La fase di consultazione è terminata il 30 novembre 2012 e ad oggi sono attesi ulteriori sviluppi che verranno messi in atto dal prossimo Governo.